Siamo qui per riprenderci la faccia (e i nostri diritti!)

Posted in News at 12.11.2020

Oggi il Centro Hermes lancia insieme alla società civile in tutta Europa la campagna Reclaim your Face per vietare la sorveglianza di massa biometrica. Questa alleanza chiede un dibattito pubblico trasparente sui rischi individuali e collettivi, per la nostra dignità e per la società, che siamo costretti ad affrontare visti gli attuali impieghi del riconoscimento facciale negli spazi pubblici europei.

Almeno 15 paesi europei hanno sperimentato tecnologie di sorveglianza biometrica come il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Negli Stati Uniti, al momento 5 grandi città hanno vietato l’uso del riconoscimento facciale.

La campagna

La campagna Reclaim Your Face è spinta dal desiderio di un futuro digitalizzato, democratico e incentrato sulle persone, in cui tutti possano vivere con dignità e rispetto dei nostri diritti umani.

Il Centro Hermes si unisce a Bits of Freedom (Paesi Bassi), Iuridicum Remedium (Repubblica Ceca), SHARE Foundation (Serbia), Chaos Computer Club (Germania), Homo Digitalis (Grecia), Access Now, ARTICLE 19, EDRi e Privacy International nel chiedere trasparenza alle autorità locali, comunali e nazionali in tutta Europa sullo sviluppo, la diffusione, l’uso o i piani per l’impiego di tecnologie biometriche dannose, strumenti usati nelle nostre strade e nei nostri quartieri.

Dal momento che già alcune forze di polizia e autorità locali in diversi paesi europei stanno introducendo rapidamente e in gran segreto queste tecnologie invasive, dobbiamo assolutamente difendere uno spazio pubblico in cui i nostri diritti, le nostre libertà e le nostre comunità siano protette.

Crediamo che la conversazione debba iniziare ora, prima che sia troppo tardi. Firma la petizione e mettiti in contatto se vuoi essere coinvolto.

Contesto nazionale italiano

In Italia l’impiego di tecnologie di riconoscimento biometrico e facciale è già ampiamente diffuso su due diversi livelli: uno nazionale e uno locale. Il sistema SARI gestito dalla polizia scientifica si è dimostrato da subito controverso e coperto da un velo di segretezza estrema: interrogazioni parlamentari sull’accuratezza del sistema mai risposte e la mancanza di informazioni sui 9 milioni di volti delle persone incluse nel database hanno trasformato il sistema SARI in un buco nero. A livello locale, invece, l’esperimento distopico della città di Como è stato subito stroncato da un provvedimento del Garante privacy grazie anche ad una tempestiva inchiesta giornalistica che ha sottolineato l’importanza di maggiore trasparenza sui processi decisionali che si trovano dietro all’installazione di tecnologie di riconoscimento biometrico. Eppure altre città hanno già annunciato l’installazione di tecnologie simili, come Torino e Udine, ma del tema si discute anche all’interno degli stadi di calcio. Inoltre, il Ministero dell’Interno ha già acquistato anche un sistema di riconoscimento vocale da utilizzare sui video raccolti online.

Perché è importante

La tipologia più nota di tecnologia biometrica è il riconoscimento facciale, ma l’acquisizione biometrica può essere effettuata con molti altri tipi di dati derivati ad esempio dagli occhi (iride), dal modo di camminare (andatura), dalle orecchie, dal canale uditivo, dal DNA, dalla voce, dalle impronte digitali e da altre caratteristiche, ad esempio l’abbigliamento religioso. 

Gli spazi pubblici sono il luogo in cui condividiamo le esperienze e ci riuniamo. Dove stiamo insieme alle nostre persone care. Fare una passeggiata nel parco. Organizzare una festa con la nostra comunità. Tenere discussioni politiche. Protestare contro le ingiustizie. Tutte queste attività sono minacciate dal fatto che le autorità locali europee, le forze di polizia e le aziende private diffondono tecnologie di riconoscimento facciale che tracciano e prendono di mira la gente comune negli spazi pubblici.

Non accetteremmo mai che una persona ci segua costantemente, monitorando e valutando chi siamo, cosa facciamo, quando e dove ci muoviamo.

Non solo il nostro comportamento cambierà automaticamente perché sappiamo di essere osservati, ma rischiamo anche di essere considerati una minaccia perché l’algoritmo giudica male un gesto o un’espressione facciale. Alcuni di noi potrebbero addirittura essere considerati sospettati di un crimine per il modo in cui sono vestiti, per il colore della pelle o semplicemente per aver partecipato a una protesta. Quel che è peggio, non ci accorgiamo nemmeno di essere osservati, non sappiamo chi è che ci guarda, per quale motivo e per quanto tempo.

Il riconoscimento facciale e le altre tecnologie biometriche utilizzate negli spazi pubblici fanno di ognuno di noi un potenziale sospetto. Studi dimostrano che queste tecnologie amplificano la discriminazione e vengono utilizzate per perseguitare le persone che stanno semplicemente esercitando i propri diritti.

L’uso della tecnologia biometrica per la sorveglianza di ogni persona che abita e vive lo spazio pubblico danneggia i nostri diritti e le nostre libertà, la nostra capacità di esprimerci pienamente, di organizzarci, di discutere, di festeggiare e di protestare.

Firma la petizione e mettiti in contatto se vuoi essere coinvolto.