Whistleblowing: un impegno comune per recepire e applicare la Direttiva europea. Importante tutelare anche chi sta attorno ai segnalanti, e cioè i media e la società civile

Posted in News at 13.02.2020

Al via la prima tavola di confronto multistakeholder organizzata da The Good Lobby sul recepimento della direttiva per proteggere chi segnala illeciti sul lavoro

Roma, 12 febbraio 2020 – Si è tenuta ieri la prima tavola di confronto dedicata al recepimento della direttiva sulla protezione delle persone che segnalano violazioni di leggi dell’Unione (2019/1937/UE) organizzata da The Good Lobby – associazione impegnata a rendere più equa, inclusiva e democratica la nostra società in Italia e in Europa attraverso la promozione della partecipazione civica ai processi decisionali.

Erano presenti all’incontro i principali stakeholder nazionali attivi sul tema del whistleblowing, con l’obiettivo di condividere con Governo e Parlamento le loro posizioni sugli elementi di novità e le priorità che la nuova legge di recepimento dovrà contenere, anticipando così le prossime audizioni parlamentari in materia.

La direttiva, che supera in molte previsioni la legislazione italiana corrente (l. 179/2017), è stata approvata dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea il 23 ottobre 2019 e dovrà essere recepita dagli Stati membri, Italia compresa, entro dicembre 2021.

The Good Lobby ha organizzato questo momento di confronto perché ritiene fondamentale avviare da subito un dialogo aperto sul tema, attraverso una discussione trasparente e partecipata in grado di coinvolgere più voci, fra cui quelle della società civile. Il recepimento è infatti un’occasione unica per migliorare la legge italiana in molti punti essenziali.

I rappresentanti istituzionali presenti sono stati: Francesca Businarolo (Presidente Commissione Giustizia della Camera), Franco Mirabelli (membro Commissione Giustizia del Senato) e Maria Casola (Capo del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della Giustizia). Ha partecipato ai lavori Nicoletta Parisi consigliera di Anac.

I presenti, oltre a Priscilla Robledo e Federico Anghelé di The Good Lobby, sono stati: Alessia Bausano (Confindustria), Giorgio Fraschini (Transparency International Italia), Yvette Agostini (Hermes center for digital human rights), prof Gustavo Piga (Università di Roma Tor Vergata), l’avv. Alberto Maggi, esperto di problematiche lavoristiche e sindacali, managing partner dello studio Legance Avvocati Associati, il giornalista statunitense Tom Mueller (autore del libro Crisis of conscience uscito a ottobre 2019, ancora inedito in Italia) e l’avv. Giovanni Carotenuto, presidente dell’Associazione Pro Bono Italia.

All’incontro sono state anche invitate le rappresentanze sindacali di CGIL, CISL, UIL e FABI, nonché il Ministero del lavoro che hanno però declinato l’invito. L’incontro è stato ospitato presso lo studio Legance – Avvocati Associati in quanto membro dell’associazione Pro Bono Italia. All’incontro ha partecipato anche il presidente di Pro Bono Italia, avv. Giovanni Carotenuto.

Secondo Priscilla Robledo di The Good Lobby, “la direttiva offre degli standard minimi di protezione comuni a tutta l’Unione; per alcuni stati si tratterà di introdurre ex novo una legge, ma per l’Italia è un’occasione d’oro per migliorare l’attuale legislazione sul whistleblowing. E’ per questo motivo che abbiamo voluto iniziare fin da subito a lavorare sul testo.” The Good Lobby ha concentrato i suoi interventi sull’estensione delle tutele della direttiva alla legge nazionale, e più in generale a segnalazioni che minacciano qualsiasi interesse pubblico,  con l’inclusione del settore della difesa nazionale e delle informazioni classificate; sull’introduzione di obblighi di fornire canali di segnalazione anche ad enti locali con meno di 50 dipendenti o comuni con meno di 10mila abitanti; sulla necessità di prendere in carico segnalazioni anonime, e di prevedere espressamente la tutela della protezione del whistleblower come prevalente su quella del segreto industriale. “Noi riteniamo il whistleblower un fondamentale presidio di legalità nelle aziende e negli enti pubblici. Per questo serve formare manager e dirigenti pubblici per far capire loro che proteggendo i whistleblower si salvaguardano gli interessi della collettività, ma anche quelli del loro datore di lavoro” ha aggiunto Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby in Italia.

ANAC, rappresentato dalla consigliera Nicoletta Parisi e dalla dott.ssa Laura Valli, ha evidenziato alcune criticità emerse dall’applicazione della legge 179. Tra esse, la necessità di un miglior coordinamento tra le istituzioni che si occupano di whistleblowing, la previsione di incentivi di tipo reputazionale a favore dei whistleblower, la difficile applicazione della legge quando la segnalazione evidenzia solo il rischio di condotte di disvalore giuridico e non anche la loro commissione, la carenza di “accompagnamento” del segnalante lungo l’intero processo che lo coinvolge e l’importanza del monitoraggio da parte delle istituzioni preposte all’istituto a fini di una migliore applicazione della legge stessa. ANAC ha anche auspicato che il lavoro di trasposizione della Direttiva sia ispirato ai principi cardine della stessa, come la “oggettivazione” delle segnalazioni (ciò che conta sono gli illeciti riportati, non le motivazioni del whistleblower) e la considerazione dell’istituto come espressione del diritto alla libera espressione del pensiero e all’informazione.

L’avv. Alberto Maggi di Legance – Avvocati Associati, sottolinea l’opportunità, in considerazione della complessità della materia e della necessità di perseguire obiettivi di lungo termine in un’ottica di diffusione di una cultura di prevenzione, di adottare ove possibile un approccio graduale che poggi su un solido sistema di interazione e confronto tra i soggetti a vario titolo coinvolti e di meticolosa raccolta dati.

Rileva altresì l’importanza della formazione, del supporto al segnalante e del presidio rigoroso dell’anonimato come fattori chiave per il conseguimento degli obiettivi della direttiva.

Secondo Confindustria, è fondamentale incoraggiare concretamente l’utilizzo degli strumenti interni di denuncia prima di ricorrere a quelli esterni e stabilire sanzioni efficaci per dissuadere il segnalante da divulgazioni false, soprattutto attraverso i mezzi pubblici. Sugli obblighi per il settore privato auspica che non vengano imposti obblighi alle imprese sotto la soglia dei 50 dipendenti, ma eventualmente solo incentivi per l’adeguamento volontario. E’ opportuno, infine, un approfondimento specifico sulla tutela del segnalato per evitare conseguenze pregiudizievoli anche di carattere reputazionale.

Transparency International Italia ritiene che la trasposizione della Direttiva sia un’opportunità per rispondere ad alcune criticità e mancanze della legge 179/2017. Si auspica particolare attenzione affinché tutti gli aspetti siano considerati, in particolare la tutela della riservatezza dei whistleblower, un’estensione delle protezioni, una miglior definizione dei requisiti oggettivi e soggettivi e, non da ultima, la previsione di sanzioni efficaci e proporzionati in caso di violazioni di tutte le parti coinvolte.

Secondo l’Università di Roma Tor Vergata, all’intervento normativo occorre accompagnare politiche educative, di promozione culturale e sociale per rendere lo strumento realmente efficace, senza dimenticare di esaltare l’aspetto della leadership e del buon esempio del leader.

Hermes Center auspica che venga incoraggiata l’adozione di strumenti informatizzati a sorgente aperta che, by design e by default, tutelano i livelli di riservatezza connessi con la raccolta e il trattamento delle segnalazioni, anche anonime. L’adozione del software libero rispetta inoltre la regola sul riuso del software nella Pubblica amministrazione e consente di conseguire minori costi di implementazione.

Secondo Tom Mueller, “negli Stati Uniti si parla del rapporto tra whistleblower e giornalista d’inchiesta già da più di mezzo secolo. Eppure rimane una ‘partnership’ delicata, spesso presa di mira sia dai governi che dalle aziende. A maggior ragione, sono contento che si cominci ora in Italia ad esaminare questa dinamica, così essenziale per una stampa libera ed un pubblico ben informato.”

L’onorevole Francesca Businarolo ha dichiarato che il percorso per l’approvazione della legge italiana è stato positivo e ha menzionato il fondamentale appoggio di Anac e del suo ex presidente Cantone nel corso dei lavori. Ha espresso soddisfazione per la legge italiana, ma altrettanta per i contenuti della direttiva, che ha giudicato molto positivi e inclusivi.

L’onorevole Mirabelli ha dichiarato che “corruzione e reati contro la pubblica amministrazione vanno contrastati prima di tutto con la prevenzione dei reati e il whistleblowing è uno strumento in questa chiave importante.”

Il Ministro della Giustizia, che ha avviato le attività finalizzate alla trasposizione della direttiva, ha espresso apprezzamento per eventi, quale quello odierno che, attraverso il dialogo e l’ascolto di tutti gli stakeholder e dei rappresentanti della società civile, possono contribuire a raggiungere efficaci risultati regolativi, di sintesi ed equilibrio.

Secondo Giovanni Carotenuto di Pro Bono Italia, “è fondamentale stimolare per tempo un dialogo serio e competente tra le istituzioni, le professioni e, in più in generale, la società civile organizzata per giungere alla formulazione di una normativa che segni un reale cambio di passo nell’approccio stesso alla partecipazione – da parte dei soggetti interessati – alla vita di società, enti ed organizzazioni di appartenenza. È, peraltro, pienamente in linea con il nostro scopo di promuovere il volontariato professionale in Italia, per la realizzazione concreta della funzione sociale dell’avvocatura.”

Molte sono state le voci che si sono levate a favore di un cambiamento culturale, e non solo legislativo. Tutti i presenti hanno insistito sull’importanza della formazione: sia dei cittadini e lavoratori segnalanti, sia di chi riceve la segnalazione e deve indagarla guadagnandosi la fiducia del segnalante. Solo con una buona dose di fiducia nello strumento, esso può essere veramente efficace.

I presenti hanno convenuto che la legge italiana è comunque una buona base di partenza, soprattutto alla luce del fatto che due terzi dei paesi europei non hanno alcuna legislazione in materia. The Good Lobby Italia, con il fondamentale aiuto di Pro Bono Italia, continuerà a presidiare i lavori di recepimento mediante il confronto costante e il coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholders coinvolti.