Lettera aperta sul database per i contenuti terroristici

Lo scorso 4 febbraio 2019, il Centro Hermes si è unito a EDRi e ad altre dozzine di organizzazioni e accademici per firmare una lettera aperta. La lettera si inserisce all’interno del dibattito sul regolamento sui contenuti terroristici e critica la cieca fiducia in un database per contrassegnare tali contenuti.

Tra le nostre preoccupazioni ci sono:

  • Mancanza di trasparenza sul funzionamento del database e sulla sua efficacia, proporzionalità e adeguatezza per raggiungere gli obiettivi che il regolamento sui contenuti terroristici intende conseguire.
  • I filtri non sono in grado di comprendere il contesto e quindi sono soggetti a errori.
  • Indipendentemente dalla possibilità che i filtri siano precisi in futuro, si rischia di instaurare un monitoraggio pervasivo su individui svantaggiati ed emarginati.

Qui è possibile leggere il PDF della lettera.

Per maggiori informazioni e approfondimenti sul regolamento EDRi mette a disposizione una raccolta di documenti:

Terrorist Content Regulation: Document Pool
https://edri.org/terrorist-content-regulation-document-pool/

Lettera aperta per richiedere la soppressione degli articoli 11 e 13 della direttiva europea sul copyright

Il 29 gennaio, il Centro Hermes si è unito a una grande coalizione di parti interessate composta da 87 organizzazioni nell’inviare una lettera al gruppo di lavoro sulla proprietà intellettuale del Consiglio europeo, il vicepresidente della Commissione europea Andrus Ansip e ai negoziatori del trilogo del Parlamento europeo per chiedere la soppressione dei controversi articoli 11 e 13 all’interno della proposta di direttiva sul copyright. La lettera arriva in una fase cruciale dal momento che i negoziati sono stati bloccati dopo che la revisione del mandato per il Consiglio non è stata adottata lo scorso 18 gennaio.

I firmatari ritengono che un compromesso sull’articolo 13 sia più difficile da ottenere ora che, dopo le critiche di 70 luminari di internet, del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, delle organizzazioni della società civile, degli sviluppatori e degli accademici, persino grandi fette dell’industria creativa hanno sollevato critiche e suggerito una interruzione dei negoziati sull’articolo 13. Critiche simili sono state sollevate sulla proposta di copyright accessoria all’articolo 11 che ha portato Google a minacciare di lasciare il mercato dell’UE.

Nonostante due anni di negoziati, i responsabili politici europei non sono riusciti a trovare il giusto equilibrio nel testo. Pertanto, la lettera invita a cancellare completamente entrambi gli articoli 11 e 13 dalla proposta al fine di consentire una rapida prosecuzione delle discussioni.

Qui è possibile leggere la lettera in formato PDF.

Per maggiori informazioni e approfondimenti è possibile seguire gli aggiornamenti sul sito di EDRi:

Copyright: Compulsory filtering instead of obligatory filtering – a compromise? (04.09.2018)
https://edri.org/copyright-compulsory-filtering-instead-of-obligatory-filtering-a-compromise/

How the EU copyright proposal will hurt the web and Wikipedia (02.07;2018)
https://edri.org/how-the-eu-copyright-proposal-will-hurt-the-web-and-wikipedia/

EU Censorship Machine: Legislation as propaganda? (11.06.2018)
https://edri.org/eu-censorship-machine-legislation-as-propaganda/

Lettera aperta al MISE per garantire la corretta finalizzazione del regolamento europeo ePrivacy

Fermarsi ora rischierebbe di minare i risultati ottenuti con il GDPR.

Il centro Hermes, insiema alla Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili e a Wikimedia Italia, ha inviato una lettera aperta al Ministero dello Sviluppo Economico per assicurare la finalizzazione della riforma del regolamento ePrivacy.

Le associazioni chiedono la conclusione delle discussioni apparentemente senza fine tra gli stati membri dell’UE. Infatti, sono trascorsi più di 700 giorni da quando la Commissione europea ha presentato una proposta per migliorare la protezione delle comunicazioni digitali. Queste norme sono un supplemento fondamentale al regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR) entrato in vigore lo scorso maggio. Mentre il GDPR regola la gestione dei dati personali, il regolamento ePrivacy regola in modo specifico la protezione della privacy e la riservatezza delle comunicazioni elettroniche.

Uno dei principali ostacoli nei negoziati è la questione relativa al modo in cui le aziende di telecomunicazioni possono utilizzare i metadati per scopi diversi dal servizio originale. Inoltre, nelle attuali bozze del Consiglio europeo sul regolamento ePrivacy, la data retention — conservazione dei metadati per scopi di polizia — viene sottratta dagli effetti del regolamento, rischiando quindi di ridurre le garanzie dei diritti dei cittadini.

In Italia, purtroppo, ci troviamo in una situazione drammatica: una legge ha introdotto la data retention indiscriminata dei dati telefonici e telematici per 6 anni, in contrasto con tutti i principi sottolineati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) in Digital Rights Ireland (causeriunite C-293/12 e C-594/12) e Tele2 (causeriunite C-203 / 15 e C-698/15).

La conservazione dei dati deve essere mirata piuttosto che generale e indiscriminata.

Ribadiamo quindi che la legislazione ePrivacy non è e non deve essere uno strumento nelle mani delle forze dell’ordine e non dovrebbe essere utilizzata per ampliare i poteri di polizia e per negare la giurisprudenza del tribunale dell’UE.

Riteniamo che finalizzare la riforma in tempi certi possa essere un grande passo in avanti verso il rafforzamento del diritto alla privacy e alla libertà di espressione delle persone in tutta l’UE, rafforzando la fiducia nei servizi online e fornendo chiarezza giuridica alle imprese e ai privati.

Per maggiori informazioni e approfondimenti sul regolamento ePrivacy:

https://edri.org/eprivacy-public-benefit-or-private-surveillance/

https://edri.org/your-eprivacy-is-nobody-elses-business/

https://edri.org/five-reasons-to-be-concerned-about-the-council-eprivacy-draft/

Gruppi di consumatori, ONG e industrie chiedono congiuntamente al Consiglio dell’UE di promuovere la riforma ePrivacy

Lunedì 3 dicembre, una coalizione di oltre 30 gruppi di consumatori, ONG e rappresentanti del settore ha inviato una lettera ai ministri dell’UE e al Consiglio dell’UE per chiedere la conclusione dei negoziati sulla riforma della legislazione ePrivacy.

La lettera è stata inviata prima della riunione del 4 dicembre nel Consiglio TTE, con i firmatari che condividono le preoccupazioni per il lento progresso dei negoziati nel Consiglio dell’UE nonostante i ripetuti scandali che dimostrano la necessità chiara e urgente di rafforzare la privacy e la sicurezza di comunicazioni elettroniche nell’ambiente online.

Nella lettera, Hermes e gli altri soggetti interessati sostengono che “la riforma del quadro ePrivacy è necessaria per garantire un’efficace riservatezza e sicurezza delle moderne comunicazioni online, per garantire la chiarezza del quadro giuridico e per ripristinare la fiducia del pubblico nell’economia digitale.”

Insieme, i firmatari di questa lettera rappresentano individui, consumatori e attori dell’intero ecosistema online — dai motori di ricerca ai provider di posta elettronica, fornitori di cloud storage sicuri, sistemi di analytics a favore della privacy, servizi di gestione delle identità e browser. La stragrande maggioranza dei gruppi industriali che hanno appoggiato questa lettera provengono dall’UE, mostrando il successo degli innovatori europei nello sviluppo di servizi a tutela della privacy.

Regolamento sui contenuti terroristici: associazioni per i diritti civili sollevano preoccupazioni importanti

Lo scorso 4 dicembre 2018, il centro Hermes si è unito a una coalizione di 31 organizzazioni della società civile che hanno pubblicato una lettera per sollevare una serie di preoccupazioni riguardo alla proposta di regolamento per impedire la diffusione di contenuti terroristici online.

Mentre le organizzazioni firmatarie sostengono la lotta contro il terrorismo come un obiettivo importante e legittimo per i responsabili delle politiche pubbliche, le misure contenute nel regolamento rischiano un’arbitrarietà squilibrata che va contro la necessità di salvaguardare le libertà civili. In particolare:

  • Le definizioni contenute nella proposta sono troppo ampie e dovrebbero essere allineate all’attuale direttiva sul terrorismo.
  • Le misure proattive proposte non sono trasparenti e mancano di responsabilità.
  • Le “autorità competenti” che avranno il diritto di emettere ordini di ritiro devono essere chiaramente definite per garantire la loro indipendenza.
  • Il sistema di segnalazioni proposto rischia di indebolire lo stato di diritto attraverso i vaghi termini di servizio delle aziende digitali.

Poiché il regolamento allo stato attuale rischia di compromettere seriamente il quadro dei diritti fondamentali dell’UE, Hermes si unisce a EDRi e alle organizzazioni firmatarie nel richiedere una profonda riforma della proposta.

 

Per maggiori informazioni:

Terrorist content regulation – prior authorisation for all uploads? (21.11.2018) https://edri.org/terrorist-content-regulation-prior-authorisation-for-all-uploads/

EU’s flawed arguments on terrorist content give big tech more power (24.10.2018) https://edri.org/eus-flawed-arguments-on-terrorist-content-give-big-tech-more-power/

Joint Press Release: EU Terrorism Regulation – an EU election tactic (12.09.2018) https://edri.org/press-release-eu-terrorism-regulation-an-eu-election-tactic/

EU Parliament’s anti-terrorism draft Report raises major concerns (10.10.2018) https://edri.org/eu-parliaments-anti-terrorism-draft-report-raises-major-concerns/

Digital Whistleblowing Fund: New Grant Program To Support Whistleblowing Initiatives

The Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights and Renewable Freedom Foundation announce the launch of The Digital Whistleblowing Fund, a micro-grant program that aims to enable investigative journalism groups and human rights grassroots organizations to receive financial, operational and strategic support in starting a secure digital whistleblowing initiative, as part of their social mission.

Digital Whistleblowing fund is supported by OSIFE in its first call for application meant for projects operating within Europe.

Grants awarded to successful organizations will be divided into micro grants up to €3.000 in financial support and tech and consultancy services to support the startup of their digital whistleblowing initiative. Services provided include platform setup, configuration and customization assistance, training and strategic advisory service for the whistleblowing project design and setup.

The tech solution is based on GlobaLeaks, an open-source, free software developed by the Hermes Center to enable the easy creation of secure and anonymous whistleblowing platforms.

A selection committee composed of key individuals/organizations from the whistleblowing, journalism, activism, anti-corruption and hacking ecosystems will evaluate the received applications.

The Digital Whistleblowing Fund will run periodical thematic calls. The theme of the first round is “Anti-corruption Activism”. Applications will be open from 15th November to 31st December.

Donors and funders can partner with Digital Whistleblowing Fund to startup specific funding calls, being geographical (e.g. East Asia, MENA) or thematic (investigative journalism, reporting on human rights violations).

Application Guide

Application Form

Contact

15 novembre 2018: un anno dall’approvazione della legge sul whistleblowing in Italia

E’ passato un anno dal 15 novembre 2017, data nella quale è stata finalmente approvata la legge sul whistleblowing (n. 179/2017) a tutela di coloro che decidono di segnalare un caso di corruzione sul posto di lavoro.

Il software GlobaLeaks, libero ed open source, è sin dal 2014 utilizzato nel progetto ALAC – Allerta Anticorruzione di Transparency International Italia, al fianco dei whistleblower italiani e a contrasto dei fenomeni corruttivi di cui questi ultimi possono essere vittime o testimoni.

WhistleblowingPA

Dal 1° ottobre 2018, in collaborazione con Transparency International Italia, il Centro Hermes ha lanciato la piattaforma WhistleblowingPA, creata appositamente per facilitare l’iniziativa di whistleblowing all’interno della Pubblica Amministrazione.

Il questionario a disposizione delle PA è appositamente studiato per il contrasto alle attività corruttive, ed è conforme alla normativa n. 179/2017 legge che disciplina il whistleblowing in Italia.

 

Attiva gratuitamente il sito di whistleblowing per il tuo ente su https://www.whistleblowing.it e partecipa alla comunità di Responsabili per la Prevenzione della Corruzione (RPC) sul Forum https://forum.whistleblowing.it.

 

Perchè utilizzare un software in riuso e open source?

Il rapporto tra GlobaLeaks e Transparency Italia

Il software libero e open source GlobaLeaks fornito gratuitamente agli enti pubblici: nasce WhistleblowingPA

Il Centro Hermes lancia oggi insieme a Transparency International Italia la piattaforma WhistleblowingPA, un’iniziativa che permette a tutti gli enti pubblici, controllati e partecipati dallo stato, di dotarsi di un sistema digitale per la gestione delle segnalazioni di corruzione.

Grazie a WhistleblowingPA le amministrazioni italiane potranno facilmente, e a costo zero, aiutare i Responsabili per la Prevenzione della Corruzione (RPC) ad adempiere agli obblighi di legge. Con la legge in tema di whistleblowing (l. 179/2017) si introducevano infatti alcuni obblighi importanti, fra i quali “l’utilizzo di modalità anche informatiche che promuovono il ricorso a strumenti di crittografia per garantire la riservatezza dell’identità del segnalante e per il contenuto delle segnalazioni e della relativa documentazione”.

Anonimato tecnologico

Dal 2011 GlobaLeaks permette ai whistleblower di comunicare anonimamente, in base al caso d’uso, con lo scopo di promuovere e sviluppare all’interno della società la coscienza e l’attenzione in merito a trasparenza, protezione dei whistleblower e accountability delle amministrazioni pubbliche. Ciò significa anonimizzare il contenuto della segnalazione, ma anche l’indirizzo IP di coloro che segnalano: per questo GlobaLeaks utilizza la end-to-end encryption di Tor e permette di allegare file alla piattaforma attraverso PGP encryption.

Data Retention: Hermes Center si unisce ad oltre 60 ONG nell’invio di denunce contro la conservazione illegale di dati

Denunce massive contro la conservazione illegale di dati

 

Il 25 giugno 2018, il centro Hermes si è unito a oltre sessanta ONG, reti comunitarie, accademici e attivisti nell’invio di una lettera aperta congiunta alla Commissione europea, insieme a varie denunce contro la politica di conservazione dei dati degli Stati membri dell’UE.

 

Qual è il rischio?
La “conservazione generalizzata dei dati” si riferisce all’obbligo per i fornitori di servizi di telecomunicazione (telefono e servizi Internet) di conservare i dati sul traffico (numeri chiamati, indirizzi IP, dati di posizione, identità) di tutti i loro utenti per diversi mesi o anni (a seconda di ogni legge nazionale). Tale conservazione si applica a tutti gli utenti, comprese le persone che non sono sospettate di alcun crimine o illecito.

Diciassette Stati all’interno dell’Unione europea prevedono tale conservazione generalizzata dei dati.

In Italia ci troviamo di fronte alla conservazione indiscriminata di tali dati per la durata di 6 anni.

 

In che modo contrasta con il diritto dell’Unione europea?
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiaramente stabilito che una conservazione dei dati così generale e indiscriminata è contraria al diritto alla privacy, alla protezione dei dati personali nonché alla libertà di parola e di informazione, tutelati dalla Carta UE di diritti fondamentali.

Secondo la Corte, tali misure di sorveglianza di massa non sono accettabili.

 

Qual è il nostro obiettivo?
La legge europea non è solo più favorevole per i nostri diritti e le nostre libertà: supera anche le leggi nazionali. Vogliamo che venga applicata affinché i 17 Stati membri che attualmente violano il diritto dell’UE debbano cambiare le loro politiche.

A tal fine, Hermes Center si è unita alle altre organizzazioni nell’inviare le denunce alla Commissione europea. In questo modo, invitiamo la Commissione a indagare e, eventualmente, a portare questi Stati davanti alla Corte di giustizia. In questo modo, ognuno di essi può essere sanzionato per la sua violazione del diritto dell’UE. Per presentare la nostra azione, alleghiamo a tali denunce una lettera aperta comune sostenuta da più di 60 firmatari in 19 Stati membri, che sarà anche inviata alla Commissione europea.

 

 

Come puoi aiutare?
Anche tu puoi inviare un reclamo alla Commissione europea! Devi solo inserire le informazioni di contatto nel modello per il tuo paese e inviarlo a questo indirizzo: [email protected]

Fare ciò non è rischioso ed è anche gratuito. Questa procedura di reclamo è accessibile a tutti.

I legislatori europei vogliono governare internet con filtri tutt’altro che perfetti: serve il tuo intervento!

I legislatori europei stanno lavorando al più grande filtro internet mai visto. Un filtro deciderà quali dei tuoi upload saranno visibili al resto del mondo e quali no. Ma questi filtri spesso sbagliano. L’europarlamentare Julia Reda ha pubblicato alcuni esempi di filtri che sbagliano. Ecco alcuni esempi.

 

Il filtro sul copyright blocca le lezioni sul … copyright

Nella registrazione di una lezione sul copyright della Harvard Law School, il professore fa ascoltare qualche secondo di un brano di Jimi Hendrix. Ciò è perfettamente legale, il diritto d’autore prevede alcune eccezioni che consentono di utilizzare materiale sotto copyright per scopi educativi. Ma il filtro di YouTube non è stato capace di valutare il contesto e quindi ha detto no. Morale della storia? I filtri non riconoscono le eccezioni.

Link: https://torrentfreak.com/youtube-copyright-complaint-kills-harvard-professors-copyright-lecture-160217/

 

Il filtro accusa la NASA di pubblicare filmati appartenenti alla NASA

Tutti i filmati pubblicati dalla NASA sono di pubblico dominio, ovvero chiunque può utilizzarli. Alcune emittenti televisive hanno utilizzato le immagini nei loro programmi, che sono sistematicamente protetti da copyright. Analizzando il filmato gli algoritmi di tutela del copyright hanno individuato il filmato della NASA e hanno concluso che la NASA stava violando il copyright dell’emittente televisiva. Ovviamente il problema è stato risolto velocemente, ma non prima che il filmato della NASA venisse bloccato. Morale della storia? I filtri non riescono a gestire il “pubblico dominio”.

Link: https://www.techdirt.com/articles/20120808/12301619967/how-googles-contentid-system-fails-fair-use-public-domain.shtml

 

Il filtro analizza i filmati che documentano crimini di guerra, ma non li riconosce tali

Le piattaforme social media non amano esporre i propri utenti a contenuti che potrebbero farli sentire a disagio. YouTube ad esempio utilizza un filtro per individuare “materiale estremistico”. Il risultato? Decine di migliaia di video che documentano crimini di guerra in Siria sono stati bloccati. Improvvisamente la guerra appare molto meno atroce. Tutto questo perché il filtro non riesce a distinguere tra filmati che documentano qualcosa e filmati che promuovono qualcosa. Morale della storia? I filtri non comprendono il contesto.

Link: https://www.nytimes.com/2017/08/22/world/middleeast/syria-youtube-videos-isis.html

 

In breve: i filtri sbagliano. Non possiamo avere filtri internet che controllano la nostra libertà di espressione. Non sarebbe una storia a lieto fine per i cittadini. Dobbiamo essere certi che i legislatori europei lo comprendano.

 

Cosa puoi fare?

Manda un tweet o una email a chi ti rappresenta nella commissione JURI. Domani, 20 giugno, verrà presa una decisione sui filtri per l’upload. Usa gli hashtag #CensorshipMachine e #filterfail e fai sapere a chi ti rappresenta che sei contro i filtri di upload (articolo 13). I nostri europarlamentari sono:

 

Nome e id Twitter Gruppo politico EU    Partito nazionale
Laura Ferrara (Vice-Chair)

@LFerraraM5S

  EFDD Movimento 5 Stelle (M5S)
Enrico Gasbarra

@enricogasbarra

  S&D Partito Democratico (PD)
Isabella Adinolfi*

@Isa_Adinolfi

  EFDD Movimento 5 Stelle (M5S)
Mario Borghezio*

n/a

  ENF Lega Nord (LN)
Sergio Gaetano Cofferati*

@Cofferati

  S&D
Stefano Maullu*

@stefanomaullu

  EPP Forza Italia (FI)

 

Abbiamo preparato alcuni tweet per ispirarti, ma sentiti libero di scrivere il tuo.

  • [email protected] Difendi la nostra libertà di espressione online. Opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.
  • [email protected] Difendi la nostra privacy online. Opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.
  • [email protected] Fai vedere che hai a cuore la privacy e la libertà di espressione dei cittadini & opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.”
  • [email protected] I filtri internet non funzionano. Opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.