Conferenza WIN sul whistleblowing: quali best practice per la protezione dei segnalanti?

Posted in News at 25.09.2019

L’11 e il 12 settembre si è tenuta a Glasgow la prima conferenza del Whistleblowing International Network, di cui il Centro Hermes è membro. Lo scopo dell’incontro era, per ogni organizzazione, quello di entrare in contatto con le abilità e il lavoro di altre realtà – per la maggior parte a salvaguardia dell’ecosistema e di coloro che denunciano irregolarità –  così da instaurare collaborazioni anche oltre i confini nazionali. È stato un evento molto utile e stimolante per la condivisione di conoscenze e la creazione di nuove strategie utili al nostro lavoro a protezione dei whistleblower. Oltre alle organizzazioni appartenenti al network, molti i giornalisti e i ricercatori che hanno partecipato ai tavoli di lavoro e ai workshop. 

Come Centro Hermes abbiamo presentato il software open source GlobaLeaks. piattaforma sicura e anonima per praticare il whistleblowing digitale (slide di presentazione qui), fornendo alcuni casi d’uso specifici e progetti andati in porto negli ultimi anni. All’interno del workshop “Using GlobaLeaks” è stato possibile presentare e far conoscere a più di venti partecipanti da tutto il mondo il funzionamento pratico di GlobaLeaks: caratteristiche della piattaforma, casi d’uso, interfaccia grafica.


In attesa della Direttiva Europea 

La normativa europea a protezione dei whistleblower è stato un punto centrale della conferenza: la sua adozione, fra ottobre e novembre, sarà un successo in questo contesto e definirà uno standard minimo di protezione in tutti i 27 (o 28) Stati membri dell’Unione. Starà poi a questi ultimi il recepimento della direttiva e l’adeguamento al contesto nazionale. In Italia, intanto, è già in vigore la legge 179/2017 normativa che ha cominciato a rendere conto all’opinione pubblica della figura del segnalante in ambito sia pubblico che privato, così come della necessità di agire affinchè possa essere tutelato dopo la sua segnalazione (soprattutto nella sua identità). 

Nessuno nasce whistleblower

Alla conferenza è stato possibile ascoltare anche la voce di alcuni whistleblower presenti, come Yasmine Motarjemi (che aveva segnalato le violazioni alimentari di Nestlè) e Antoine Deltour. Quest’ultimo, informatore di LuxLeaks, ha sottolineato l’importanza di creare gruppi di supporto per i segnalanti, spesso ritenuti traditori e isolati da colleghi e superiori e dalla società. Le ONG, così come gruppi informali, possono fornire un aiuto economico e morale importante al segnalante, indirettamente aumentando la reputazione della pratica in sè. 

Ciò perchè nessuno nasce whistleblower: alcune persone si ritrovano ad essere vittime o testimoni di irregolarità e decidono di non rimanere in silenzio. Quanto possano andare lontano dipende dal contesto nel quale si trovano e dall’aiuto che riescono ad ottenere. 

Whistleblowing e giornalismo investigativo

A quanto detto si ricollega un ulteriore aspetto rilevante, emerso in alcuni dibattiti: ovvero quello relativo alla connessione fra giornalisti e fonti di informazioni anonime, e al potere dei primi di far emergere e amplificare la voce di coloro che denunciano irregolarità e corruzione. In questo senso è necessario che soprattutto i giornalisti investigativi abbiano conoscenze nel campo della sicurezza digitale e nell’utilizzo di tecnologie anonime sicure per prevenire la disseminazione di informazioni sensibili, e favorire un dialogo sicuro con le fonti (anche attraverso piattaforme sicure, anonime e open source come GlobaLeaks). 

Le azioni del whistleblower, che decide spontaneamente di rendere note alcune informazioni riguardanti pratiche scorrette o illeciti e dunque esporre la sua stessa vita, hanno infatti potenziali ricadute anche in un momento successivo rispetto alla diffusione di materiale compromettente. Per questo motivo si è sottolineata la necessità, per i giornalisti, di considerare non solo le informazioni fornite bensì anche la sicurezza della fonte coinvolta.