Unitevi all’Action Week nella settimana decisiva contro l’Articolo 13

Il voto finale sulla Direttiva Copyright nella plenaria del Parlamento Europeo è previsto fra i giorni 26 e 28 marzo. Un punto cruciale che solleva enormi preoccupazioni è l’Articolo 13. L’articolo prevede una modifica della responsabilità delle piattaforme che indurrà necessariamente l’introduzione di filtri per i contenuti caricati dagli utenti per un gran numero di piattaforme online. Il testo dell’articolo 13 proposto, e su cui il Parlamento voterà, è il peggiore che abbiamo visto fino ad ora.

Le proteste pubbliche contro l’Articolo 13 hanno raggiunto un picco storico con circa 5 milioni di persone che hanno firmato una petizione online, e migliaia di telefonate, tweet, ed email sono stati inviati ai membri del Parlamento Europeo. Malgrado le dimensioni delle proteste, i legislatori non hanno voluto affrontare i problemi e rimuovere i filtri per gli upload dalla direttiva proposta.

Unisciti alla Action Week (20 marzo – 27 marzo) organizzata dalla comunità per l’internet libera e diffondi il messaggio #SaveYoutInternet! Mandiamo ai nostri rappresentanti un messaggio forte e chiaro: “Schieratevi dalla parte dei cittadini e dite NO ai filtri di caricamento!”

20 marzo — Azione!

Diamo inizio alla settimana di azione! Avete convinto i vostri rappresentanti a promettere di opporsi alla “macchina della censura” durante il voto in plenaria? Avete contattato le redazioni delle testate giornalistiche del vostro paese per spiegare perché si tratta di una pessima proposta? Avete detto al vostro amico appassionato di meme che potrebbe vederli scomparire sotto i suoi occhi? Se hai risposto no a una delle precedenti domande…. È ORA DI FARE QUALCOSA!

21 marzo — Giorno del blackout di internet

Diversi siti web stanno pianificando un blackout per questo giorno. Wikimedia Germania è uno di questi. Il tuo sito web potenzialmente ospita contenuti protetti da copyright e pertanto è a rischio di dover introdurre dei filtri di caricamento? Unisciti alla protesta!
#321EUOfflineDay

23 marzo — Proteste in tutta Europa

Nelle scorse settimane migliaia di cittadini hanno manifestato per le strade. Le proteste non sono state scalfite dalle insinuazioni della Commissione Europea secondo cui #SaveYourInternet è un movimento gestito da bot, dalle comunicazioni ingannevoli del Parlamento Europeo, e dai tentativi vigliacchi di accelerare il vote finale anticipandolo rispetto al calendario previsto originariamente. Il 23 marzo sarà un giorno di protesta generale — qui puoi consultare una mappa delle proteste previste. Mostra il tuo impegno per i valori democratici dell’Europa e com’è il coinvolgimento positivo dei cittadini!
#Article13Demo #Artikel13Demo

24-28 marzo — Attivisti in viaggio per incontrare gli europarlamentari

Un gruppo di attivisti dei diversi stati europei si recherà a Strasburgo e Bruxelles per discutere con i propri rappresentanti politici.
#SaveYourInternet

È fondamentale riuscire a contattare i propri europarlamentari e spiegare loro le nostre preoccupazioni in ogni giorno della Action Week. Sia che tu possa recarti direttamente a Strasburgo o che tu possa telefonare, o semplicemente aumentare l’attenzione sul tema nella tua comunità — tutto può fare la differenza. In questa battaglia non siamo soli: luminari di internet, il Rappresentante Speciale per la libertà d’espressione dell’ONU, organizzazioni della società civile, programmatori, e accademici si sono opposti all’Articolo 13!

Dobbiamo fermare questa macchina della censura e lavorare insieme per creare un’Unione Europea migliore! Potete contare su di noi! Possiamo contare su di voi?

Per maggiori informazioni

Save Your Internet Campaign website
https://saveyourinternet.eu/

Pledge 2019 Campaign Website
https://pledge2019.eu/en

Upload Filters: history and next steps (20.02.2019)
https://edri.org/upload-filters-status-of-the-copyright-discussions-and-next-steps

Mancanza di una vision tecnologica a supporto del FOIA

Siamo stati invitati dalla Funzione Pubblica all’incontro “FOIA: Che cosa non ha funzionato?” di confronto per portare il nostro contributo come attore della società civile impegnato nell’ambito della Trasparenza.

Riportiamo il testo del nostro intervento:

Mancanza di una vision tecnologica a supporto dei processi FOIA.

Il FOIA in Italia vede difficoltà di funzionamento relative alla mancanza di una vision tecnologica “digital first” di supporto al funzionamento dei processi, in particolare:

– Non è standardizzata la modalità di richiesta di accesso civico generalizzato in modo da facilitare il lavoro sia al cittadino che all’amministrazione 

– Non è standardizzato il processo di gestione della richiesta, con le casistiche di gestione

– Non esiste una antologia che rappresenti i tipi di dati in oggetto

– Non è standardizzato in alcun modo il processo di accountability e trasparenza della richiesta, anche rispetto alle esigenze di vigilanza dell’RT interno all’ente nonché dell’ANAC

– Non esiste un software di riferimento, indicando come best-practice da parte di ANAC e Funzione Pubblica, gratuito e orientato al riuso, che fornisca una soluzione “all-in-one” per gli enti pubblici che devono rispettare tale adempimento.

Tutto ciò ha reso cittadini e amministrazioni nella forte difficoltà di gestire il FOIA come pratiche burocratiche, con andirivieni di PEC corredate di modulistiche custom con firma calligrafa e documenti digitalizzati, in modo assimilabile a quanto già avvenuto con il Whistleblowing anticorruzione originariamente basato su formulari pdf + email, e ora evoluto tramite strumenti software web divenuti di riferimento nel panorama nazionale, che conferiscono efficienza, efficacia e accountability ad un costo vicino allo zero.

Attualmente Funzione Pubblica raccomanda l’evoluzione degli strumenti di protocollo, a visione del Centro Hermes, una scelta sbagliata perché non tiene in considerazione le esigenze di interazione e trasparenza nei riguardi dei cittadini richiedenti.

Per dimostrare tale lacuna abbiamo effettuato una richiesta al Comune di Milano, richiedendo tutte le risposte di tutte le richieste FOIA presenti nel registro delle richieste di accesso civico del 2018.  Il Comune di Milano ha riprocessato tutte le richieste individualmente, non avendo un “applicativo web gestionale”, ove le risposte fossero già presenti ed eventualmente già pubblicate.

Si propone l’esigenza di delineare la piena digitalizzazione realizzando tecnologie opensource di riferimento, con eventuale centralizzazione di fornitura di servizio, di tali processi secondo il medesimo approccio già realizzato per il Whistleblowing anticorruzione assieme a Transparency International Italia con il progetto WhistleblowingPA, usando il software opensource GlobaLeaks.

Questo esempio è un caso d’uso virtuoso in cui è stato sviluppato un software opensource di Whistleblowing, con relative funzionalità di gestione multi-tenant, termine tecnico per indicare la possibilità di gestire su un singolo server fisico un numero virtualmente illimitato di istanze di servizio in modalità cloud/saas.

Condividiamo che in sede Agid, in un progetto per il MIBAC, si sta provvedendo alla realizzazione di una applicazione software (che sarà resa opensource) di gestione della funzionalità “amministrazione trasparente”, dove siamo stati invitati come società civile a fornire il nostro contributo e abbiamo già indicato l’esigenza di introdurre funzionalità di gestione FOIA, virtuose perché incluse in un framework che prevede già l’integrazione con protocollo informatico.

In tal senso, magari questo progetto potrebbe essere quello su cui investire con il dovuto attenzionamento e contributo multistakeholder portato in modo ufficiale da parte dei soggetti coinvolti nel fare funzionare il FOIA in Italia.

Come Centro Hermes ci mettiamo a disposizione per supportare questi processi di digitalizzazione virtuosa dei processi di trasparenza, che debbano vedere non solo l’adempimento burocratico nelle sue logiche di funzionamento, ma il virtuosismo di collaborazione con il cittadino e l’accountability di processo al suo interno.

Aggiungiamo un importante esperienza legata al FOIA, quello che abbiamo chiamato simpaticamente “FOIA for Nerds”, cioè la difficoltà di ottenere informazioni relative alla progettazione, implementazione, verifiche funzionali, collaudi nonché attività di esercizio di manutenzione evolutiva e correttiva di sistemi informativi della pubblica amministrazione. 

Tali richieste sono effettuate da una platea di tecnologhi d’esperienza, tipicamente in posizioni gestionali, con lo scopo di attuare in monitoraggio civico relativo al rispetto delle normative tecniche fra le varie quelle su sicurezza ICT, sulle offerte tecniche di risposta a bandi, sulle modalità di riuso del software, sulla accessibilità che impattano in modo diretto la vita dei cittadini nel rapporto con la pubblica amministrazione. 

Viviamo l’esperienza diretta (con l’INPS, con l’Agenzia delle Entrate e con Sogei) nonché riportata da più fronti, di una naturale prassi di diniego da parte delle amministrazioni adducendo come motivazione principale quella di mettere a repentaglio la sicurezza dei sistemi ICT. Tale motivazione è strumentale e contraria ai principi di trasparenza e revisione collaborativa, basata su concetti di cybersecurity degli anni ’80 di “security trough obscurity”, ampiamente superati.

Ci domandiamo chi debba essere l’interlocutore che possa dirimere tali dinieghi, essendo a carattere altamente specialistico nella cybersecurity, di difficile comprensione in ambito esclusivamente amministrativo, richiedendo una competenza interdisciplinare.

Vi ringrazio e spero in un seguito di tale proposizione

Fabio Pietrosanti

È ora di chiamare i nostri parlamentari per bloccare l’articolo 13 della direttiva copyright

Il Centro Hermes annuncia il proprio supporto alla campagna Pledge2019.eu, gestita dall’organizzazione austriaca epicenter.works e supportata da altre organizzazioni che fanno parte della rete EDRi.

Pledge2019.eu consente agli elettori di tutti gli Stati membri dell’UE di chiamare i propri rappresentanti gratuitamente e convincerli a impegnarsi a rifiutare i filtri di caricamento inclusi nell’articolo 13 della controversa proposta di direttiva sul copyright dell’UE.

I cittadini sono incoraggiati a considerare anche la posizione dei parlamentari sull’articolo 13 quando si troveranno poi a votare nelle elezioni del Parlamento europeo di maggio 2019.

I cittadini europei hanno già espresso opposizione ai filtri di caricamento in modo chiaro in una petizione che si sta avvicinando a un record di cinque milioni di firme. Tuttavia, un rumor che circola a Bruxelles liquida questi stessi cittadini indicandoli come “bot”. È per questo che è necessario consentire agli elettori di parlare direttamente con i propri rappresentanti, togliendo ogni dubbio sul fatto che siano reali, come reali sono i rischi dell’articolo 13.

Nei giorni scorsi c’erano state voci relative all’idea di anticipare il voto sulla direttiva copyright a settimana prossima. Questo tipo di richiesta si spiega solo come un tentativo di evitare ulteriori dibattiti e la partecipazione dei cittadini interessati prima del voto. Al momento il pericolo sembra scampato e le votazioni non saranno anticipate.

La direttiva copyright introduce una responsabilità diretta per le piattaforme e ciò porterà sicuramente a un eccesso di zelo da parte delle stesse: per evitare ad ogni costo controversie legali implementeranno filtri automatizzati che analizzano ogni contenuto video, articolo, meme o audio prima che sia pubblicato online.

Il Parlamento europeo, a soli 2 mesi dalle elezioni Europee di maggio, deve garantire di aver ascoltato le più di 70 figure chiave di Internet, il Relatore Speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite, le ONG, i programmatori e gli accademici e opporsi ai filtri dei contenuti nella Direttiva sul Copyright.

Siamo vicinissimi alla possibilità di eliminare i filtri di caricamento e ottenere una direttiva sul copyright più equilibrata. Al momento, 95 europarlamentari provenienti dai diversi schieramenti politici e da 22 stati europei hanno già manifestato la propria opposizione all’Articolo 13.

Contattare telefonicamente i nostri europarlamentari usando Pledge2019.eu richiede pochissimo tempo e si dimostra il metodo più efficace.

I cittadini devono alzare la voce per l’ultima volta e usare le elezioni europee di maggio per gridare democraticamente all’unisono #SaveYourInternet.


Lettera aperta sul database per i contenuti terroristici

Lo scorso 4 febbraio 2019, il Centro Hermes si è unito a EDRi e ad altre dozzine di organizzazioni e accademici per firmare una lettera aperta. La lettera si inserisce all’interno del dibattito sul regolamento sui contenuti terroristici e critica la cieca fiducia in un database per contrassegnare tali contenuti.

Tra le nostre preoccupazioni ci sono:

  • Mancanza di trasparenza sul funzionamento del database e sulla sua efficacia, proporzionalità e adeguatezza per raggiungere gli obiettivi che il regolamento sui contenuti terroristici intende conseguire.
  • I filtri non sono in grado di comprendere il contesto e quindi sono soggetti a errori.
  • Indipendentemente dalla possibilità che i filtri siano precisi in futuro, si rischia di instaurare un monitoraggio pervasivo su individui svantaggiati ed emarginati.

Qui è possibile leggere il PDF della lettera.

Per maggiori informazioni e approfondimenti sul regolamento EDRi mette a disposizione una raccolta di documenti:

Terrorist Content Regulation: Document Pool
https://edri.org/terrorist-content-regulation-document-pool/

Lettera aperta per richiedere la soppressione degli articoli 11 e 13 della direttiva europea sul copyright

Il 29 gennaio, il Centro Hermes si è unito a una grande coalizione di parti interessate composta da 87 organizzazioni nell’inviare una lettera al gruppo di lavoro sulla proprietà intellettuale del Consiglio europeo, il vicepresidente della Commissione europea Andrus Ansip e ai negoziatori del trilogo del Parlamento europeo per chiedere la soppressione dei controversi articoli 11 e 13 all’interno della proposta di direttiva sul copyright. La lettera arriva in una fase cruciale dal momento che i negoziati sono stati bloccati dopo che la revisione del mandato per il Consiglio non è stata adottata lo scorso 18 gennaio.

I firmatari ritengono che un compromesso sull’articolo 13 sia più difficile da ottenere ora che, dopo le critiche di 70 luminari di internet, del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, delle organizzazioni della società civile, degli sviluppatori e degli accademici, persino grandi fette dell’industria creativa hanno sollevato critiche e suggerito una interruzione dei negoziati sull’articolo 13. Critiche simili sono state sollevate sulla proposta di copyright accessoria all’articolo 11 che ha portato Google a minacciare di lasciare il mercato dell’UE.

Nonostante due anni di negoziati, i responsabili politici europei non sono riusciti a trovare il giusto equilibrio nel testo. Pertanto, la lettera invita a cancellare completamente entrambi gli articoli 11 e 13 dalla proposta al fine di consentire una rapida prosecuzione delle discussioni.

Qui è possibile leggere la lettera in formato PDF.

Per maggiori informazioni e approfondimenti è possibile seguire gli aggiornamenti sul sito di EDRi:

Copyright: Compulsory filtering instead of obligatory filtering – a compromise? (04.09.2018)
https://edri.org/copyright-compulsory-filtering-instead-of-obligatory-filtering-a-compromise/

How the EU copyright proposal will hurt the web and Wikipedia (02.07;2018)
https://edri.org/how-the-eu-copyright-proposal-will-hurt-the-web-and-wikipedia/

EU Censorship Machine: Legislation as propaganda? (11.06.2018)
https://edri.org/eu-censorship-machine-legislation-as-propaganda/

Lettera aperta al MISE per garantire la corretta finalizzazione del regolamento europeo ePrivacy

Fermarsi ora rischierebbe di minare i risultati ottenuti con il GDPR.

Il centro Hermes, insiema alla Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili e a Wikimedia Italia, ha inviato una lettera aperta al Ministero dello Sviluppo Economico per assicurare la finalizzazione della riforma del regolamento ePrivacy.

Le associazioni chiedono la conclusione delle discussioni apparentemente senza fine tra gli stati membri dell’UE. Infatti, sono trascorsi più di 700 giorni da quando la Commissione europea ha presentato una proposta per migliorare la protezione delle comunicazioni digitali. Queste norme sono un supplemento fondamentale al regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR) entrato in vigore lo scorso maggio. Mentre il GDPR regola la gestione dei dati personali, il regolamento ePrivacy regola in modo specifico la protezione della privacy e la riservatezza delle comunicazioni elettroniche.

Uno dei principali ostacoli nei negoziati è la questione relativa al modo in cui le aziende di telecomunicazioni possono utilizzare i metadati per scopi diversi dal servizio originale. Inoltre, nelle attuali bozze del Consiglio europeo sul regolamento ePrivacy, la data retention — conservazione dei metadati per scopi di polizia — viene sottratta dagli effetti del regolamento, rischiando quindi di ridurre le garanzie dei diritti dei cittadini.

In Italia, purtroppo, ci troviamo in una situazione drammatica: una legge ha introdotto la data retention indiscriminata dei dati telefonici e telematici per 6 anni, in contrasto con tutti i principi sottolineati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) in Digital Rights Ireland (causeriunite C-293/12 e C-594/12) e Tele2 (causeriunite C-203 / 15 e C-698/15).

La conservazione dei dati deve essere mirata piuttosto che generale e indiscriminata.

Ribadiamo quindi che la legislazione ePrivacy non è e non deve essere uno strumento nelle mani delle forze dell’ordine e non dovrebbe essere utilizzata per ampliare i poteri di polizia e per negare la giurisprudenza del tribunale dell’UE.

Riteniamo che finalizzare la riforma in tempi certi possa essere un grande passo in avanti verso il rafforzamento del diritto alla privacy e alla libertà di espressione delle persone in tutta l’UE, rafforzando la fiducia nei servizi online e fornendo chiarezza giuridica alle imprese e ai privati.

Per maggiori informazioni e approfondimenti sul regolamento ePrivacy:

https://edri.org/eprivacy-public-benefit-or-private-surveillance/

https://edri.org/your-eprivacy-is-nobody-elses-business/

https://edri.org/five-reasons-to-be-concerned-about-the-council-eprivacy-draft/

Gruppi di consumatori, ONG e industrie chiedono congiuntamente al Consiglio dell’UE di promuovere la riforma ePrivacy

Lunedì 3 dicembre, una coalizione di oltre 30 gruppi di consumatori, ONG e rappresentanti del settore ha inviato una lettera ai ministri dell’UE e al Consiglio dell’UE per chiedere la conclusione dei negoziati sulla riforma della legislazione ePrivacy.

La lettera è stata inviata prima della riunione del 4 dicembre nel Consiglio TTE, con i firmatari che condividono le preoccupazioni per il lento progresso dei negoziati nel Consiglio dell’UE nonostante i ripetuti scandali che dimostrano la necessità chiara e urgente di rafforzare la privacy e la sicurezza di comunicazioni elettroniche nell’ambiente online.

Nella lettera, Hermes e gli altri soggetti interessati sostengono che “la riforma del quadro ePrivacy è necessaria per garantire un’efficace riservatezza e sicurezza delle moderne comunicazioni online, per garantire la chiarezza del quadro giuridico e per ripristinare la fiducia del pubblico nell’economia digitale.”

Insieme, i firmatari di questa lettera rappresentano individui, consumatori e attori dell’intero ecosistema online — dai motori di ricerca ai provider di posta elettronica, fornitori di cloud storage sicuri, sistemi di analytics a favore della privacy, servizi di gestione delle identità e browser. La stragrande maggioranza dei gruppi industriali che hanno appoggiato questa lettera provengono dall’UE, mostrando il successo degli innovatori europei nello sviluppo di servizi a tutela della privacy.

Regolamento sui contenuti terroristici: associazioni per i diritti civili sollevano preoccupazioni importanti

Lo scorso 4 dicembre 2018, il centro Hermes si è unito a una coalizione di 31 organizzazioni della società civile che hanno pubblicato una lettera per sollevare una serie di preoccupazioni riguardo alla proposta di regolamento per impedire la diffusione di contenuti terroristici online.

Mentre le organizzazioni firmatarie sostengono la lotta contro il terrorismo come un obiettivo importante e legittimo per i responsabili delle politiche pubbliche, le misure contenute nel regolamento rischiano un’arbitrarietà squilibrata che va contro la necessità di salvaguardare le libertà civili. In particolare:

  • Le definizioni contenute nella proposta sono troppo ampie e dovrebbero essere allineate all’attuale direttiva sul terrorismo.
  • Le misure proattive proposte non sono trasparenti e mancano di responsabilità.
  • Le “autorità competenti” che avranno il diritto di emettere ordini di ritiro devono essere chiaramente definite per garantire la loro indipendenza.
  • Il sistema di segnalazioni proposto rischia di indebolire lo stato di diritto attraverso i vaghi termini di servizio delle aziende digitali.

Poiché il regolamento allo stato attuale rischia di compromettere seriamente il quadro dei diritti fondamentali dell’UE, Hermes si unisce a EDRi e alle organizzazioni firmatarie nel richiedere una profonda riforma della proposta.

 

Per maggiori informazioni:

Terrorist content regulation – prior authorisation for all uploads? (21.11.2018) https://edri.org/terrorist-content-regulation-prior-authorisation-for-all-uploads/

EU’s flawed arguments on terrorist content give big tech more power (24.10.2018) https://edri.org/eus-flawed-arguments-on-terrorist-content-give-big-tech-more-power/

Joint Press Release: EU Terrorism Regulation – an EU election tactic (12.09.2018) https://edri.org/press-release-eu-terrorism-regulation-an-eu-election-tactic/

EU Parliament’s anti-terrorism draft Report raises major concerns (10.10.2018) https://edri.org/eu-parliaments-anti-terrorism-draft-report-raises-major-concerns/

Data Retention: Hermes Center si unisce ad oltre 60 ONG nell’invio di denunce contro la conservazione illegale di dati

Denunce massive contro la conservazione illegale di dati

 

Il 25 giugno 2018, il centro Hermes si è unito a oltre sessanta ONG, reti comunitarie, accademici e attivisti nell’invio di una lettera aperta congiunta alla Commissione europea, insieme a varie denunce contro la politica di conservazione dei dati degli Stati membri dell’UE.

 

Qual è il rischio?
La “conservazione generalizzata dei dati” si riferisce all’obbligo per i fornitori di servizi di telecomunicazione (telefono e servizi Internet) di conservare i dati sul traffico (numeri chiamati, indirizzi IP, dati di posizione, identità) di tutti i loro utenti per diversi mesi o anni (a seconda di ogni legge nazionale). Tale conservazione si applica a tutti gli utenti, comprese le persone che non sono sospettate di alcun crimine o illecito.

Diciassette Stati all’interno dell’Unione europea prevedono tale conservazione generalizzata dei dati.

In Italia ci troviamo di fronte alla conservazione indiscriminata di tali dati per la durata di 6 anni.

 

In che modo contrasta con il diritto dell’Unione europea?
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiaramente stabilito che una conservazione dei dati così generale e indiscriminata è contraria al diritto alla privacy, alla protezione dei dati personali nonché alla libertà di parola e di informazione, tutelati dalla Carta UE di diritti fondamentali.

Secondo la Corte, tali misure di sorveglianza di massa non sono accettabili.

 

Qual è il nostro obiettivo?
La legge europea non è solo più favorevole per i nostri diritti e le nostre libertà: supera anche le leggi nazionali. Vogliamo che venga applicata affinché i 17 Stati membri che attualmente violano il diritto dell’UE debbano cambiare le loro politiche.

A tal fine, Hermes Center si è unita alle altre organizzazioni nell’inviare le denunce alla Commissione europea. In questo modo, invitiamo la Commissione a indagare e, eventualmente, a portare questi Stati davanti alla Corte di giustizia. In questo modo, ognuno di essi può essere sanzionato per la sua violazione del diritto dell’UE. Per presentare la nostra azione, alleghiamo a tali denunce una lettera aperta comune sostenuta da più di 60 firmatari in 19 Stati membri, che sarà anche inviata alla Commissione europea.

 

 

Come puoi aiutare?
Anche tu puoi inviare un reclamo alla Commissione europea! Devi solo inserire le informazioni di contatto nel modello per il tuo paese e inviarlo a questo indirizzo: [email protected]

Fare ciò non è rischioso ed è anche gratuito. Questa procedura di reclamo è accessibile a tutti.

I legislatori europei vogliono governare internet con filtri tutt’altro che perfetti: serve il tuo intervento!

I legislatori europei stanno lavorando al più grande filtro internet mai visto. Un filtro deciderà quali dei tuoi upload saranno visibili al resto del mondo e quali no. Ma questi filtri spesso sbagliano. L’europarlamentare Julia Reda ha pubblicato alcuni esempi di filtri che sbagliano. Ecco alcuni esempi.

 

Il filtro sul copyright blocca le lezioni sul … copyright

Nella registrazione di una lezione sul copyright della Harvard Law School, il professore fa ascoltare qualche secondo di un brano di Jimi Hendrix. Ciò è perfettamente legale, il diritto d’autore prevede alcune eccezioni che consentono di utilizzare materiale sotto copyright per scopi educativi. Ma il filtro di YouTube non è stato capace di valutare il contesto e quindi ha detto no. Morale della storia? I filtri non riconoscono le eccezioni.

Link: https://torrentfreak.com/youtube-copyright-complaint-kills-harvard-professors-copyright-lecture-160217/

 

Il filtro accusa la NASA di pubblicare filmati appartenenti alla NASA

Tutti i filmati pubblicati dalla NASA sono di pubblico dominio, ovvero chiunque può utilizzarli. Alcune emittenti televisive hanno utilizzato le immagini nei loro programmi, che sono sistematicamente protetti da copyright. Analizzando il filmato gli algoritmi di tutela del copyright hanno individuato il filmato della NASA e hanno concluso che la NASA stava violando il copyright dell’emittente televisiva. Ovviamente il problema è stato risolto velocemente, ma non prima che il filmato della NASA venisse bloccato. Morale della storia? I filtri non riescono a gestire il “pubblico dominio”.

Link: https://www.techdirt.com/articles/20120808/12301619967/how-googles-contentid-system-fails-fair-use-public-domain.shtml

 

Il filtro analizza i filmati che documentano crimini di guerra, ma non li riconosce tali

Le piattaforme social media non amano esporre i propri utenti a contenuti che potrebbero farli sentire a disagio. YouTube ad esempio utilizza un filtro per individuare “materiale estremistico”. Il risultato? Decine di migliaia di video che documentano crimini di guerra in Siria sono stati bloccati. Improvvisamente la guerra appare molto meno atroce. Tutto questo perché il filtro non riesce a distinguere tra filmati che documentano qualcosa e filmati che promuovono qualcosa. Morale della storia? I filtri non comprendono il contesto.

Link: https://www.nytimes.com/2017/08/22/world/middleeast/syria-youtube-videos-isis.html

 

In breve: i filtri sbagliano. Non possiamo avere filtri internet che controllano la nostra libertà di espressione. Non sarebbe una storia a lieto fine per i cittadini. Dobbiamo essere certi che i legislatori europei lo comprendano.

 

Cosa puoi fare?

Manda un tweet o una email a chi ti rappresenta nella commissione JURI. Domani, 20 giugno, verrà presa una decisione sui filtri per l’upload. Usa gli hashtag #CensorshipMachine e #filterfail e fai sapere a chi ti rappresenta che sei contro i filtri di upload (articolo 13). I nostri europarlamentari sono:

 

Nome e id Twitter Gruppo politico EU    Partito nazionale
Laura Ferrara (Vice-Chair)

@LFerraraM5S

  EFDD Movimento 5 Stelle (M5S)
Enrico Gasbarra

@enricogasbarra

  S&D Partito Democratico (PD)
Isabella Adinolfi*

@Isa_Adinolfi

  EFDD Movimento 5 Stelle (M5S)
Mario Borghezio*

n/a

  ENF Lega Nord (LN)
Sergio Gaetano Cofferati*

@Cofferati

  S&D
Stefano Maullu*

@stefanomaullu

  EPP Forza Italia (FI)

 

Abbiamo preparato alcuni tweet per ispirarti, ma sentiti libero di scrivere il tuo.

  • [email protected] Difendi la nostra libertà di espressione online. Opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.
  • [email protected] Difendi la nostra privacy online. Opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.
  • [email protected] Fai vedere che hai a cuore la privacy e la libertà di espressione dei cittadini & opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.”
  • [email protected] I filtri internet non funzionano. Opponiti alla #censorshipmachine nella #copyright Directive proposal.